Il Bamboo, la pianta e gli utilizzi

CLASSIFICAZIONE

bambù (o bamboo) sono piante appartenenti alla famiglia delle Poaceae (ex Graminaceae), originarie delle regioni tropicali e sub tropicali, per lo più dell’Estremo Oriente (Cina, Giappone), ma anche di Africa, Oceania e America. Sono presenti in natura con circa cento generi e più di mille specie. Possono infatti misurare dai pochi centimetri fino ai 40 metri di altezza e 30 cm di diametro (come il Dendrocalamus giganteus), essere di colore giallo, nero, a strisce, rampicanti, spinosi, possono vivere al caldo dei tropici o con trenta gradi sotto zero. Sono insomma una delle piante più diffuse nel mondo (in Italia il genere più presente è il Phyllostachys).

 La classificazione dei bambù è molto varia e viene aggiornata ogni anno. Attualmente i generi più importanti sono: 

  • Bambusa, con 120 specie

  • Chusquea, con 100 specie

  • Arundinaria, con 50 specie

  • Phyllostachys, con 45 specie

Ai quali vanno aggiunti gli ibridi in questi ultimi anni creati.

STRUTTURA DELLA PIANTA

A livello strutturale i bambù sono composti essenzialmente da tre parti, formate secondo uno stesso sistema di serie alternate di nodi ed internodi: 

  • il sistema sotterraneo di rizomi (radici)

  • il culmo (canna)

  • i rami

Con la crescita della pianta, gli internodi, dapprima avvolti l’uno sull’altro, si allungano fino a raggiungere la massima estensione che manterranno per tutto il corso della loro vita (simile ad un cannocchiale telescopico). I nodi, detti anche diaframmi, separano gli internodi e solitamente contengono una gemma dormiente che potrà svilupparsi in un ramo nel caso dei culmi, in un nuovo tratto di rizoma nell’ambito sotterraneo.

I rizomi

I rizomi costituiscono la struttura sotterranea del bambù, generalmente definita con il termine comune di radici. La loro funzione è quella di supporto, colonizzazione di nuovo territorio e trasferimento dell’energia vitale. Si sviluppano formando un reticolo sotterraneo molto in profondità estremamente compatto e stabile. Il loro apice è appuntito e molto resistente così da riuscire a penetrare e diffondersi nel suolo, spesso è talmente robusto da riuscire a superare e rompere barriere estendendosi per parecchi metri.

Il loro diverso modo di svilupparsi consente di identificare i diversi tipi di bambù. Abbiamo infatti quelli che sviluppano rapidamente il proprio apparato radicale allontanandosi velocemente dal luogo di origine e quindi diventando molto invasive, altri che si sviluppano invece più lentamente ed altri che sono una via di mezzo. Generalmente i bambù tropicali tendono ad essere meno invasivi, mentre quelli che crescono nei climi più temperati lo sono molto di più. Il fusto è quello tipico delle graminacee, con internodi cavi e nodi cilindrici molto evidenti dai quali si sviluppano le foglie.

Fondamentalmente, esistono due forme di rizoma:

  • monopodiale (leptomorfo)
  • simpodiale (pachimorfo)

 

I rizomi monopodiali crescono orizzontalmente e spesso con una velocità ed un vigore sorprendenti (da qui il soprannome di “runners” = corridori); ogni internodo contiene una gemma dormiente da cui si potrà sviluppare un nuovo rizoma in senso orizzontale, oppure un nuovo culmo in verticale. Per questo motivo i bambù monopodiali possono essere anche molto invasivi. Gran parte delle specie della regione settentrionale o delle zone temperate, appartenenti ai generi Phyllostachys, Arundinaria e Shibatea, presenta questo tipo di rizoma.

I rizomi simpodiali (“clumping” = a mazzo) sono invece corti e tozzi e danno origine ad un boschetto compatto con i culmi molto vicini fra loro e dallo sviluppo concentrico uniforme e non invasivo. Ne sono caratterizzati soprattutto i bambù tropicali, come i generi Bambusa, Guadua e Dendrocalamus.

I rizomi del bambù, in particolare quelli di tipo monopodiale, grazie al sistema di rete che formano nei primi 50-100 cm di terreno, contribuiscono a stabilizzare i pendii e a proteggere dall’erosione prodotta dalle acque, dai venti forti o dagli smottamenti. In molti paesi vengono spesso impiegati per la produzione artigianale di manici per borse, ombrelli, braccialetti ed anche mobili.

Il culmo

Il culmo è il nucleo aereo segmentale che spunta dal rizoma, a cui è unito attraverso il cosiddetto collo. È quanto comunemente si chiama “canna”. È formato da nodi ed internodi: i primi, che rappresentano il punto di unione di due internodi, sono la parte più resistente del culmo e a seconda della specie possono essere molto sporgenti oppure quasi impercettibili; gli internodi, vuoti nella gran parte delle specie, possono però anche essere pieni. Il nuovo germoglio che emerge dal terreno ha già il diametro uguale a quello che manterrà il culmo maturo.

I bambù infatti non crescono in larghezza (come gli alberi) e l’altezza che il germoglio raggiunge nelle prime 4-8 settimane sarà quella che manterrà durante la sua vita. Con il passare degli anni muta invece la struttura del culmo: per esempio, la densità della parete interna aumenterà e diventerà più spessa con la crescita.

I culmi dei bambù possono avere un’incredibile varietà di forme e colori: alcuni raggiungono lunghezze di molti metri, altri di pochi centimetri, certe specie hanno diametri che possono arrivare anche fino a 30 centimetri, altre rimangono più sottili; si possono avere culmi eretti mentre altri si piegano sinuosamente. Solitamente sono di colore verde ma ne esistono di marroni, gialli, neri, rossastri, maculati o con strisce di colore diverso. Pur mantenendo la classica struttura con nodi ed internodi, esistono bambù con strutture particolari, come le specie rampicanti.

Il culmo è considerato ovviamente la parte più importante della pianta per i suoi molteplici usi. Oltre ad essere un ottimo combustibile per forni o stufe, specie per le fasi di avviamento (il bambù ha un elevatissimo potere calorico), con esso si possono realizzare strutture di vario genere, dagli edifici alle impalcature per gli stessi, stuoie ed altri vari articoli intrecciati, strumenti musicali, mobili, parquet, tapparelle, ecc. Più spessa e pesante del resto, la base del culmo è ideale per la produzione di carbone, mentre i germogli sono utilizzati in cucina come alimento, soprattutto nei paesi orientali.

I rami

I rami sono molto importanti perché sostengono il fogliame, struttura fondamentale per i processi fisiologici (fotosintesi, respirazione, ecc.). Nella maggior parte dei casi si sviluppano solo quando il culmo ha raggiunto la sua altezza massima, ma non sempre è così: rami dei bambù Phyllostachys e Semiarundinaria, per esempio, crescono mentre il culmo si sta ancora allungando. Nei bambù Sasa, Sasaella e Pseudosasa i rami crescono solo nella parte alta del culmo; in altre specie appaiono lungo tutta la sua estensione. Questo fatto, però, è anche influenzato dalla quantità di luce ricevuta dalla singola pianta.

Il numero di rami che si sviluppano da ogni nodo è un elemento importante per l’identificazione dei bambù anche se, chiaramente, esistono eccezioni. I bambù della specie Sasa e Pseudosasa hanno solo un ramo per nodo. I Phyllostachys solitamente due: uno più robusto ed uno più esile e più corto (a volte un terzo appare un terzo fra i due, ancora più piccolo).

I rami secchi vengono impiegati in agricoltura come tutori, per la produzione di scope, stuzzicadenti e fibre tessili dalle caratteristiche antibatteriche e traspiranti, morbide e resistenti. I rami apicali del culmo hanno un alto contenuto di fibra e sono utili nella fabbricazione di agglomerati.

Le foglie

È la forma principale di elaborazione degli alimenti per la pianta, formata da guaina, lamina e appendici. Nella maggior parte dei generi le foglie sono sottili, lunghe, lanceolate, simili a fili d’erba, erette o reclinate verso l’esterno, di colore verde più o meno intenso. Soprattutto le dimensioni, ovviamente, variano da specie a specie.

Grazie all’alto valore proteico le foglie del bambù possono essere un ottimo foraggio per animali, mentre l’elevato contenuto di silicio le rendono un buon componente per la preparazione di concime. Si utilizzano anche per estrarne pigmenti o componenti per la realizzazione di medicinali e cosmetici, oppure è possibile trasformarle per farne tè, infusi o bevande in generale.

I fiori

Assomigliano a dei lunghi e grossi asparagi anche se nel caso di piante coltivate è raro che fioriscano. Una pianta dopo la fioritura, per lo stress subito può anche morire, è frequente nel bambù, ma ciò non è genetico. Una delle ipotesi che vengano fatte per spiegare perché alle volte il bambù muoia dopo che fiorisce è legato al fatto che sono piante ad impollinazione anemofila vale a dire ad opera del vento. Quindi una singola pianta deve produrre una grande quantità di fiori per avere la certezza di poter produrre i semi e questo già di per se stesso costituisce un grande sforzo per la pianta. Inoltre, considerando che il bambù di per se stesso è una pianta a crescita molto fitta, per garantire ai semi, quindi alle future piantine spazio vitale (vale a dire luce, acqua, aria, alimento) la “pianta madre” deve “liberare spazio” e quindi sacrifica se stessa per la futura generazione. Ovviamente queste sono ipotesi in quanto le vere ragioni non sono ancora state chiarite.

COME COLTIVARLI

I bambù sono piante che possono essere allevate sia in vaso che in piena terra. Se viene allevato in casa, è preferibile non sistemarlo in pieno sole ma in un luogo molto luminoso della casa. Considerando che i bambù sono piante di origine tropicale, quindi che richiedono un ambiente caldo ed umido, se allevate all’aperto, le foglie secche che cadono nel terreno è opportuno che non vengano del tutto eliminate in quanto costituiscono un ottimo pacciame che impedisce l’evaporazione dell’acqua dal terreno e decomponendosi, arricchiscono il terreno di sostanza organica. Le foglie secche inoltre, mantengono le radici fresche d’estate e calde d’inverno. Questo soprattutto nei climi dove le temperature invernali si abbassano sensibilmente ed il freddo può far gelare il terreno (l’acqua del terreno) rendendo l’assorbimento dell’acqua da parte delle radici impossibile tanto da poter arrivare, nei casi estremi, che la pianta muoia di sete e non di freddo. Se non amate il disordine che possono provocare le foglie accumulate nel terreno potete sistemare della paglia, che oltre ad avere un bell’effetto svolgerà la stessa funzione delle foglie secche.

Ciò che è importante per una pianta sono le radici che vanno protette sempre e comunque. La parte aerea può anche deperire e seccarsi, perché c’è troppo vento o troppo freddo, ma se le radici sono ben protette e sane, la pianta, alla ripresa vegetativa, ricrescerà. Poiché alcune specie di bambù sono molto invasive, come nel caso del Phyllostachys, se si vuole evitare ogni anno di eliminare i fusti invadenti si può circoscrivere la zona di coltivazione dove si intende allevarle facendo un divisorio in muratura nel terreno o mettendo una fascia di plastica per almeno 70 cm di profondità in modo da circoscrivere la zona. I rizomi potrebbero a quel punto tentare di scavalcare il divisorio ma in qual caso verrebbero alla luce e quindi possono essere agevolmente eliminati.

Il vento è un fattore importante nella coltivazione del bambù in quanto se è forte, rovina le foglie perché aumenta la traspirazione. In parte questo problema può essere evitato mantenendo il terreno umido e sufficientemente pacciamato vale a dire lasciando un buon strato di foglie o paglia o quant’altro possa evitare l’eccessiva evaporazione dell’acqua dal terreno.

INNAFFIATURA

Dalla primavera e per tutta l’estate la pianta di bambù va innaffiata abbondantemente ma senza lasciare ristagni idrici nel sottovaso. A partire dall’autunno, meglio iniziare a diradare le irrigazioni ed effettuarle solo quanto basta per non fare seccare il terreno.

È fondamentale per il bambù un ottimo grado di umidità dell’ambiente che la circonda. Occorre pertanto nebulizzare frequentemente la chioma e disporre la pianta su un sottovaso pieno di ciottoli e poi riempirlo d’acqua facendo attenzione però che il fondo del vaso non sia immerso nell’acqua in quanto in questo modo il terreno si saturerebbe di acqua facendo marcire le radici. Questo sistema consente, quando fa caldo, di far evaporare l’acqua del sottovaso che di conseguenza inumidisce l’aria circostante. È necessario quindi riempire il sottovaso ogniqualvolta l’acqua è evaporata.

Se il bambù è coltivato all’aperto, al momento dell’impianto, bisogna inoltre avere cura di non metterlo in corrispondenza di depressioni del terreno dove potrebbe accumularsi sia l’acqua piovana che l’acqua di irrigazione.

RINVASO

Il bambù se allevato in vaso, si rinvasa ogni 1-2 anni, ad aprile-maggio.

La prima cosa da tenere presente è che il terreno che si utilizza deve avere come caratteristica primaria la possibilità di consentire un rapido sgrondo delle acque in eccesso e allo stesso tempo mantenere l’umidità per un certo numero di giorni. Una miscela potrebbe essere così costituita: 

  • 5 parti di torba o fibre di cocco

  • 2 parti di terriccio normale

  • 1 parte di perlite o sabbia grossolana

  •  2 parti di corteccia di pino

 

Un aspetto molto importante nella coltivazione del bambù è la dimensione del vaso che oltre ad essere largo deve anche essere sufficientemente profondo da consentire all’apparato radicale di svilupparsi. Indicativamente per i bambù nani occorre garantire una profondità di almeno 35-40 cm; per quelli medi 70-80 cm per quelli più grandi di almeno 80-100 cm. Consigliamo sempre di usare dei vasi di terracotta anche se per questa pianta molti optano per i vasi di plastica (meno costosi e più fori di drenaggio). Ritengo che quelli di terracotta consentono alla terra di avere scambi gassosi con l’esterno e quindi correggere eventuali eccessi di annaffiatura. Se la pianta di bambù viene piantata all’aperto ed avete a che fare con un terreno argilloso, assicurarsi prima dell’impianto di fare uno scavo profondo e di mescolare della sostanza organica e della sabbia (circa il 30%) per migliorare il drenaggio.

CONCIMAZIONE 

Dalla primavera e per tutta l’estate il bambù si concima una volta la mese con un concime liquido da diluire nell’acqua di irrigazione. Negli altri periodi le concimazioni vanno sospese.

Per assicurare ai bambù un’ottima crescita somministrare un concime che contenga azoto, fosforo e potassio nella misura di 10:5:5 assicurandovi che il fertilizzante che contenga sempre anche i microelementi quali magnesio, ferro, manganese, rame, zinco, boro, molibdeno, tutti importanti per una corretta ed equilibrata crescita della pianta.

FIORITURA

Nei climi mediterranei e soprattutto se la pianta di bambù è allevata in vaso è estremamente raro che fiorisca.

Nei suoi ambienti naturali inoltre il bambù non fiorisce tutti gli anni ma ad intervalli variabili (che possono andare indicativamente dai 10 ai 10) con il rischio che la pianta muoia dopo la fioritura.

Ma se il bambù dovesse fiorire e non si vuole correre il rischio che la pianta muoia è bene recidere i culmi fiorali non appena si formano e subito dopo concimare. Questo interrompe il segnale chimico che induce la pianta a fiorire.

POTATURA

La potatura va effettuata quando i nuovi germogli hanno terminato la loro crescita e quando iniziano a svilupparsi le nuove foglie. È probabile che debba essere fatta in più riprese in quanto non tutti i germogli crescono contemporaneamente per cui, via via che si presentano, si provvede al taglio.

I bambù nani, crescono più rigogliosi e compatti se vengono potati ogni anno, alla fine dell’inverno praticamente rasoterra.

È bene sempre ricordarsi di sterilizzare, possibilmente alla fiamma, le cesoie utilizzate per tagliare, soprattutto quando passate da una pianta ad un’altra.

ESTIRPAZIONE DI UNA COLTURA

Potrebbe capitare di avere un’esigenza inversa, nel caso della coltura di bambù: doverlo estirpare definitivamente. Considerando il tipo di pianta, l’argomento non è certamente facile e richiede molta pazienza. Infatti l’unico modo per farlo in maniera sana e a minor impatto ambientale è quello in prima battuta di tagliare il più possibile i fusti alla base e di eliminare i nuovi getti appena nascono. Con questo sistema i rizomi si esauriscono e quindi smetteranno di cacciare nuovi getti.

MOLTIPLICAZIONE

Il bambù si moltiplica per divisione dei rizomi o per seme. Nel scegliere la tecnica da adottare occorre tenere presente che la moltiplicazione per seme ha con se lo svantaggio che, subentrando la variabilità genetica, non si è certi che si avranno delle piante uguali alle piante madri, nel qual caso qualora si voglia ottenere un bambù ben preciso o non si è certi della qualità del seme che si sta utilizzando, è bene fare la moltiplicazione per talea.

>MOLTIPLICAZIONE PER DIVISIONE DEI RIZOMI

I rizomi di bambù possono essere prelevati in primavera. Va eliminato il terreno dalle singole piante e poi tagliato il rizoma in più parti avendo cura che ogni porzione abbia almeno un germoglio. Eliminate tutte le parti danneggiate o secche, è bene cospargere la superficie di taglio con un fungicida in polvere ad ampio spettro e sistemarli in una composta formata da torba e sabbia in parti uguali. Prima di innaffiare è bene aspettare qualche giorno, per consentire alle ferite di cicatrizzarsi, poi si può cominciare ad irrigare mantenendo la composta leggermente umida e tenendo il vaso in un luogo appena ombreggiato ad una temperatura intorno ai 18-21°C. Dopo circa 3-4 settimane inizieranno a comparire i primi germogli ciò vuol dire che il bambù ha radicato. A quel punto va spostato in un luogo più luminoso (non al sole diretto) e quando le piantine saranno sufficientemente grandi da essere manipolare, trapiantate nel vaso definitivo così come indicato per le piante adulte trattandole come tali.

>MOLTIPLICAZIONE PER SEME

I semi di bambù vanno seminati in una composta formata da una parte di terriccio fertile ed una di sabbia grossolana o perlite o vermiculite. Il vassoio che contiene i semi va tenuto all’ombra, ad una temperatura intorno ai 18°C e costantemente umido e ricoperto con un foglio di plastica trasparente (o con una lastra di vetro) che garantirà una buona temperatura ed eviterà un disseccamento troppo rapido del terriccio. Il foglio di plastica va rimosso ogni giorno per controllare il grado di umidità del terreno e togliere la condensa. Una volta che i semi hanno germogliato (in genere un mesetto), si toglie il telo di plastica e si sposta la cassetta in una posizione più luminosa (sempre non al sole diretto). Tra tutte le piantine nate, sicuramente ci saranno quelle meno vigorose rispetto ad altre. È bene individuarle ed eliminarle, in questo modo si garantisce più spazio alle piantine più robuste. Una volta che le piantine di bambù saranno sufficientemente grandi da essere manipolate (circa 15-20 cm) si trapiantano in vasetti singoli e si trattano come le piante adulte.

PARASSITI E MALATTIE

I bambù non sono piante particolarmente soggetti a malattie. Molto spesso, in primavera e d’estate, quando vediamo che la pianta sta perdendo le foglie pensiamo che stia male in quanto, nei nostri climi, siamo abituati a vedere la perdita delle foglie in autunno. Niente di più sbagliato. Per il bambù dobbiamo ricordarci che rinnova il proprio apparato fogliare proprio tra la primavera e l’inizio dell’estate per cui è proprio nel periodo in cui siamo soliti vedere crescere le foglie che le vediamo seccarsi e cadere. In ogni caso se abbiamo ancora un attimo di pazienza vedremo che con grande rapidità quelle vecchie saranno sostituite da nuove per cui i culmi di fatto non restano mai spogli del tutto (succede solo in pochissime specie).

In ogni caso le patologie che si possono riscontrare sono le seguenti:

 

  • Macchie brune sulla pagina inferiore delle foglie

    Macchie brune sulla pagina inferiore delle foglie potrebbero significare che siete in presenza di cocciniglia, cocciniglia bruna e cocciniglia cotonosa. Per essere certi, si consiglia di fare uso di una lente di ingrandimento e si osservano. Confrontatele con la foto riportata sotto. Sono caratteristiche, non ci si può sbagliare. Inoltre se provate a toglierle con un’unghia, vengono via facilmente.

    Rimedi: toglietele con un batuffolo di cotone imbevuto di alcool o se la pianta è grande ed in vaso, potete lavarla con un acqua e sapone neutro strofinando molto delicatamente con una spugna per rimuovere i parassiti, dopo di che la pianta va risciacquata molto bene per eliminare tutto il sapone. Per le piante più grandi e piantate all’aperto, potete usare degli antiparassitari specifici reperibili da un buon vivaista. 

 

 

  • Perdita delle foglie al di fuori della primavera-inizio estate  

    Se accade questo occorre verificare lo stato delle radici e del terreno perché molto probabilmente si tratta di eccessive irrigazioni che hanno reso il terreno asfittico e quindi hanno creato a livello radicale una totale mancanza d’aria.

    Rimedi: se la situazione è appena all’inizio ed intervenite subito, lavorando il terreno e lasciandolo asciugare, la pianta si può anche salvare ma se si arriva troppo tardi, non c’è più nulla da fare.

 

 

  • Foglie che iniziano ad ingiallire, appaiono macchiettate di giallo e marrone

    Se le foglie iniziano ad ingiallire e successivamente a queste manifestazioni si accartocciano, assumono un aspetto quasi polverulento e cadono. Osservando attentamente si notano anche delle sottili ragnatele soprattutto nella pagina inferiore delle foglie. Con questa sintomatologia siamo molto probabilmente in presenza di un attacco di ragnetto rosso, un acaro molto fastidioso e dannoso.

 

  • Rimedi: aumentare la frequenza delle nebulizzazioni alla chioma (la mancanza di umidità favorisce la loro prolificazione) ed eventualmente, solo nel caso di infestazioni particolarmente gravi, usare un insetticida specifico. Se la pianta non è particolarmente grande, si può anche provare a pulire le foglie per eliminare meccanicamente il parassita usando un batuffolo di cotone bagnato e insaponato. Dopo di che la pianta va risciacquata molto bene per eliminare tutto il sapone.

 

 

  • Presenza di piccoli animaletti biancastri sulla pianta

    Se si notano dei piccoli insettini mobili di colore bianco-giallastro-verdastri quasi sicuramente si è in presenza di afidi, o come comunemente sono chiamati, “pidocchi”.

  • Rimedi: trattare la pianta con antiparassitari specifici facilmente reperibili da un buon vivaista.

      

CURIOSITÀ

I bambù sono delle piante molto vigorose, versatili, flessibili e resistenti, e rivelano caratteristiche notevoli. Infatti oltre ad essere una pianta di incredibile bellezza, trova numerosissimi utilizzi come: 

  • alimento umano (soprattutto nella cucina asiatica) e animale, nella cucina asiatica le radici del bambù vengono cucinate e mangiate e si dice abbiano innumerevoli proprietà;

  • materiale da costruzione;

  • per la produzione di carta, tessuti, parquet (grazie al fatto che le fibre di bambù sono molto lunghe).

 

Se si desidera lanciarsi nella realizzazione di oggetti con il bambù allevato il periodo migliore per tagliarlo e poi utilizzarlo è sicuramente l’inverno (e molti sostengono con la luna calante), questo perché c’è una minore quantità di linfa in circolazione e quindi si conserverà meglio oltre che essere meno appetibili dagli insetti quali ad esempio i tarli che potrebbero in futuro prendere di mira i vostri manufatti.

Alcune specie di bambù, inoltre, come il Bambusa vulgaris, sono usate nell’industria cosmetica per la fabbricazione di creme e lozioni. La sua linfa contiene infatti amminoacidi, vitamine e numerosi sali minerali tra i quali il silicio. Per le sue caratteristiche è pertanto usato come emolliente, rinfrescante e tonificante della pelle inoltre migliora la resistenza dei capelli e svolge un’azione protettiva nei confronti degli agenti esterni.

Il bambù è poi molto conosciuto in quanto nelle foreste di bambù della Cina centro-meridionale, tra i 1800-3000 di altitudine vive il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) che si nutre delle sue foglie. Il panda purtroppo, secondo le informazioni fornite dal WWF, è considerata la specie a maggior rischio di estinzione sia per il continuo impoverimento del suo habitat naturale (è diminuito del 50% durante gli ultimi 15 anni), sia a causa del bracconaggio per ricavarne la pelle, sia per il basso tasso di natalità della specie e sia perché spesso i bambù muoiono dopo la fioritura e per potersi riformare una foresta occorrono molti anni. Quando l’attività antropica non era accentuata come nel nostro secolo, per i panda non c’erano problemi in quanto potevano muoversi liberamente da una zona ad un’altra. Ma attualmente gli insediamenti umani rendono impossibili gli spostamenti. Oggi si stima che vi siano meno di 1000 individui divisi in 29 popolazioni.

Le piante di bambù hanno inoltre, come già accennato nel testo, caratteristiche uniche che le rendono delle estremamente versatili ed utilizzabili. Tra le sue caratteristiche principali: 

  • elevato assorbimento di anidride carbonica: un bosco di bambù è in grado di catturare fino a 17 tonnellate di carbonio per ettaro all’anno, per la notevole e perenne superficie fogliare;

  • forte capacità di contrastare l’inquinamento atmosferico e del suolo: con le sue radici il bambù trasforma gli inquinanti (compreso l’azoto) in biomassa;

  • a differenza di altre graminacee come il grano, la canna da zucchero ed il riso, le piante di bambù sono poco afflitte da piaghe e malattie, perciò la pianta non necessita di particolari cure ed attenzioni;

  • è un ottimo rifugio per l’avifauna: pianta sempreverde e molto fitta permette agli uccelli di ripararsi durante tutto l’anno dalle avversità atmosferiche come dai predatori;

  • elaborando i nitrati, alcune specie di bambù contribuiscono a mantenere pulite le acque di fiumi e laghi e rappresentano una strategia per la gestione dei rifiuti organici animali economicamente ed ecologicamente sostenibile;

  • ideale per il consolidamento e il rimboschimento delle scarpate, prevengono frane e smottamenti grazie all’apparato radicale formato da rizomi e da radichette. Inoltre non appesantiscono il terreno con carichi concentrati. Possono bastarne trenta centimetri di profondità affinché le piante si sviluppino, a differenza di quelle ad alto fusto;

  • sopravvive agli incendi: allo stato verde è difficilmente combustibile ed anche se si brucia la sua parte aerea e il suo carattere rizomatoso gli garantisce la capacità di rigenerare comunque canne nuove ogni anno;

  • è un’ottima barriera naturale contro le polveri, frangivento e antirumore;

  • sono utilizzati come materiale da costruzione, grazie alle fibre molto lunghe, per la produzione di carta, parquet, tessuti (negli ultimi anni il tessuto in bambù sta prendendo piede in tutto Il mondo per la produzione di magliette, calze e altro vestiario data la predisposizione della fibra al elasticità e alla freschezza).

 

Proprio grazie a queste peculiarità, la pianta di bambù ha da sempre creato un commercio molto florido in tutto il mondo soprattutto nei settori dell’artigianato, del mobile e del tessile, e ancora oggi rappresenta un’ottima e sicura fonte di investimento.

                       ALCUNI UTILIZZI DEL BAMBOO

Architettura
Arredamento
Aste tende
Bungalow
Coperture interne
Decorativo
Divisori
Gazebo
Gazebo
Lampade
Oggetistica
Partecipazioni
Passamano
Scale
Separe\'
Testate
Gazebo
Copertura con filo passante
Copertura con filo passante
Oggettistica
Recinzioni
Copertura con arella corteccia
Pannelli
Separe'
Separe'